La FORSU e gli impianti di biometano agricolo

Nella maggior parte dei paesi europei, vi è sempre stata una chiara e forte separazione negli impianti di biogas/biometano tra quelli alimentati a biomasse agricole e quelli alimentati a rifiuti, benché, sotto il profilo chimico, la composizione del digestato nel fermentatore presenta poche differenze tra i due.  Il biogas agricolo viene prodotto, oltre che da una quota di biomasse coltivate (in via di progressiva eliminazione, in omaggio agli orientamenti della direttiva ILUC, che riguarda le materie prime da destinare a biocarburanti, e si preoccupa della potenziale concorrenza delle colture energetiche nei confronti delle colture alimentari), soprattutto da sottoprodotti e scarti agricoli .  

Uno dei criteri che definiscono la natura di sottoprodotto è quello del possesso di un valore di mercato..  Il digestato degli impianti di digestione anaerobica considerati agricoli è stato parificato ad un effluente zootecnico e, come tale, riconoscito come ammendante.


D’altra parte, la FORSU viene normalmente usata negli impianti di biogas/biometano degli impianti di trattamento rifiuti (per i quali i ricavi dalla produzione di gas rappresentano una quota minoritaria, rispetto alle tariffe di conferimento), ma quel digestato non è autorizzato per uso agronomico e deve essere trattato, rispettivamente nell’unità di compostaggio per la parte solida e negli impianti di depurazione per la parte liquida.

Poiché, dal punto di vista dell’incentivazione, oggi, non vi è alcuna differenza tra impianti agricoli e impianti a rifiuti, il biogas/biometano agricolo è di solito più costoso. Di conseguenza, la grande maggioranza degli impianti di biometano è alimentata a rifiuti.

impianti ibridi agricoli/FORSU
La possibilità di usare una quota di FORSU insieme a biomasse agricole e di poter spandere agronomicamente il digestato offrirebbe importanti vantaggi economici e contribuirebbe sicuramente ad un maggiore utilizzo di scarti agricoli, rendendo economicamente sostenibili impianti che oggi sono al limite della redditività.

In realtà, l’uso agronomico di questo digestato, in base alla normativa R10 sui fanghi di depurazione, non è esplicitamente vietato ed esistono da tempo in Italia impianti di questo tipo.

 Esistono certamente preoccupazioni sui possibili impatti negativi di questi impianti. Uno di questi è la possibile presenza di plastiche. Tuttavia, una percentuale di plastiche, fino allo 0,5% è ammessa anche nel compost.

Dal punto di vista delle più recenti normative europee:

  • in base al regolamento EU 1691, il digestato non è considerato un materiale chimicamente pericoloso (secondo la normativa REACH)
  • Secondo la direttiva EU 2019/1009, il digestato può essere usato come fertilizzante, dopo avere subito un trattamento ad almeno 55 °C per 24 ore e dopo un tempo di ritenzione di 20 giorni.

Conclusioni
Dal punto di vista della sostenibilità economica, il foglio di calcolo allegato mostra che il maggiore investimento necessario per trattare FORSU insieme a biomasse agricole si ripaga più facilmente con il crescere della quota di FORSU. Tuttavia, occorre considerare che la possibilità di utilizzo diretto del digestato di un impianto che utilizza FORSU non è illimitata: con la crescita dei volumi di digestato, il costo di spandimento aumenta con l’aumentare della distanza dall’impianto.

Tuttavia, la possibiltà di realizzare impianti ibridi FORSU/agricoli potrebbe assumere un ruolo importante soprattutto in aree dove la bassa densità demografica non rende sostenibili impianti alimentati a sola FORSU. Inoltre, la realizzazione di impianti a FORSU da parte di privati è ostacolata dalla difficoltà di ottenere contratti di fornitura sufficienti e stabili, necessari per ottenere finanziamenti di progetto, mentre, da parte delle amministrazioni locali, è spesso difficile aggregare flussi di rifiuti sufficienti per raggiungere dimensioni di impianto economicamente sostenbili.

In situazioni di questo tipo, gli impianti ibridi potrebbero contribuire a superare questi ostacoli ed allargare la base degli impianti di biometano realizzabili. Le preoccupazioni sulla qualità del digestato potrebbero essere mitigate dall’adozione di politiche specifiche, volte, per esempio a valorizzare maggiormente il digestato, con post trattamenti, come la concentrazione osmotica o il pellettaggio.

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