Lo stato degli impianti di biometano in Italia: alcune considerazioni in vista di un nuovo decreto

Questo articolo si propone di esaminare lo stato di sviluppo del biometano in Italia, oggetto di 3 seminari on line, tra ottobre e novembre 2020, riprendendo alcuni ragionamenti fatti con Snam e Federmetano, in questa occasione. A oltre due anni dall’entrata in vigore del secondo decreto e a sette dal primo, i cui effetti erano stati pressoché nulli.

Certamente, in tutto questo tempo, il mercato ha preso piena conoscenza della realtà del biometano come importante e sostenibile fonte energetica, e sono molti i nuovi soggetti economici entrati in questo settore, la cui importanza è stata pienamente valorizzata da Snam, il maggiore operatore nazionale della rete gas.

Con il secondo decreto sul biometano, il legislatore ha fatto tesoro delle lezioni apprese con il primo, già a partire dal metodo. Il decreto è infatti nato al termine di sei mesi di concertazione con gli operatori interessati e presenta un’impostazione coerente e ben articolata, concentrata, secondo una logica condivisibile, sulla priorità alla destinazione ad autotrazione, alla luce del ritardo di questo comparto, rispetto agli altri settori delle energie rinnovabili, e senza dimenticarsi del punto di forza della filiera industriale nazionale nell’autotrazione a gas naturale.

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La selezione dell’inoculo per l’impianto di biogas – III Parte

Easy Methane Lab

Ad ogni sottoprodotto il suo digestato!

Ripubblicazione di un articolo di Mario A. Rosato su Agronotizie

Nella I Parte di questo articolo abbiamo spiegato il funzionamento di un impianto di digestione anaerobica comparandolo con un “allevamento di batteri”. Per il buon funzionamento di un impianto di biogas il suo gestore deve saper sceglie l’inoculo in funzione dei sottoprodotti con cui verrà alimentato il digestore, così come un allevatore sceglie la razza da allevare a seconda dello scopo aziendale, ad esempio bovine da latte o da carne. Al margine della verifica dell’attività metanogenica (Sma) – spiegata nella II Parte di questo articolo – è importante verificare la capacità dell’inoculo di degradare matrici organiche complesse, quali cellulosa, proteine e grassi.

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Come selezionare l’inoculo per l’impianto di biogas – II Parte

BRS bioprocess control

L’Attività metanogenica specifica (SMA): realizzazione ed interpretazione dei risultati della prova.

Ripubblicazione di un articolo di Mario A. Rosato su Agronotizie

Nella I Parte di questo articolo abbiamo illustrato come si misura l’attività biologica di un inoculo introducendo una certa quantità di substrato di riferimento in un reattore di prova e verificando che per ogni grammo di COD (Domanda chimica di ossigeno) vengano prodotti almeno 350 Ncm3 di metano.

Analizziamo in questa II Parte dell’articolo le peculiarità della prova di Attività Metanogenica Specifica (SMA).

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Come selezionare l’inoculo per l’impianto di biogas – I Parte

AMPTS LIGHT

L’Attività metanogenica specifica (SMA): una prova utilissima ma ancora da normalizzare. Ripubblicazione di un articolo di Mario A. Rosato su Agronotizie

“Spesso dico che quando puoi misurare ciò di cui stai parlando, ed esprimerlo in numeri, allora sai qualcosa di esso; ma se non riesci a misurarlo, se non riesci ad esprimerlo in numeri, la tua conoscenza è magra ed insoddisfacente; essa può essere l’inizio della conoscenza, ma non ti avrà consentito, nella tua mente, di avanzare nel progresso della scienza, qualunque sia la disciplina”.
  William Thomson, I Barone di Kelvin (Lezione su “Unità di misura elettriche”, 3 maggio 1883)

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L’autogestione biologica dell’impianto di biogas

eudiometro

Ripubblicazione di un articolo di Mario A. Rosato su Agronotizie

Gestire in modo ottimale un impianto a biogas vuol dire diventare “allevatore di batteri”.
Al pari degli animali d’allevamento, i batteri rendono il massimo se vengono mantenuti in condizioni per loro ottimali, per cui risulta fondamentale monitorare i diversi aspetti che incidono sul funzionamento dell’intero sistema anaerobico. È noto a tutti che i diversi costruttori e alcuni laboratori indipendenti, offrono il servizio di assistenza biologica.
Tipicamente tutti questi servizi hanno un punto debole: i risultati non vengono forniti in tempo reale. Inoltre, le analisi fornite, in genere riguardano solo la dinamica del processo di degradazione anaerobica, ma non la verifica della qualità della biomassa – insilati o sottoprodotti che siano – con la quale viene alimentato l’impianto.

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La FORSU e gli impianti di biometano agricolo

Nella maggior parte dei paesi europei, vi è sempre stata una chiara e forte separazione negli impianti di biogas/biometano tra quelli alimentati a biomasse agricole e quelli alimentati a rifiuti, benché, sotto il profilo chimico, la composizione del digestato nel fermentatore presenta poche differenze tra i due.  Il biogas agricolo viene prodotto, oltre che da una quota di biomasse coltivate (in via di progressiva eliminazione, in omaggio agli orientamenti della direttiva ILUC, che riguarda le materie prime da destinare a biocarburanti, e si preoccupa della potenziale concorrenza delle colture energetiche nei confronti delle colture alimentari), soprattutto da sottoprodotti e scarti agricoli .  

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