Il biometano liquefatto e gli impianti agricoli

Molto si è parlato del biometano immesso nella rete del gas naturale, anche nei webinar organizzati da Agroenergia. Certamente importanti operatori del settore rifiuti hanno tracciato il solco dello sviluppo di questo settore, non solo al centro-nord ma anche al Sud, seppure finora in misura finora ridotta rispetto alle necessità di utilizzo  in autotrazione, ma con buone prospettive a breve termine e ancora più interessanti nel caso venga modificato il decreto di riferimento del 2018 per favorire la riconversione degli impianti agrozootecnici.

L’abbinamento del biometano prodotto dalla fermentazione della frazione organica si inserisce in maniera ottimale nella circolarità dell’economia se tale prodotto viene autoconsumato da una flotta di mezzi a metano addetti alla raccolta differenziata o di servizio oppure alimenta una flotta di autobus urbani: tutti mezzi che usano il CNG – gas compresso a più di 200 bar.

Ma le prospettive di mantenimento del prezzo di mercato del gas di un anno fa sono state purtroppo clamorosamente smentite dal crollo dei consumi conseguente all’epidemia. A breve termine una vera ripresa sarà ben difficile, tuttavia siamo confidenti che, a meno di un ulteriore nefasto lock-down totale, tale prezzo risalirà a livelli più “normali” ma non potrà mai  remunerare  gli investitori secondo i business plan sviluppati a suo tempo. Certamente la componente legata all’ottenimento dei CIC riveste oggi ancor più importanza rispetto al ritiro del biometano da parte del GSE.

Se questo fatto può non costituire un problema particolare  per i grandi operatori del mercato, per i quali l’investimento in biometano è una parte minore rispetto al conto economico complessivo e che raggiungono comunque altri obiettivi dalla produzione di biometano, il discorso si sposta sul piano più strettamente economico se consideriamo gli sviluppi in ambito agro-zootecnico.

Gli imprenditori di quest’ultimo settore, che avevano comunque deciso di riconvertire parzialmente o potenziare il proprio impianto di biodigestione verso il biometano, si sono trovati certamente di fronte ad una crisi del prodotto gassoso ma ad un tumultuoso sviluppo del prodotto liquido, a tre cifre rispetto a qualche anno fa, legato al trasporto pesante. Il differenziale di prezzo rispetto al CNG è molto interessante ed il GSE restituisce sotto forma di una maggiorazione dei CIC una gran parte dell’investimento impiantistico necessario a liquefare.

Infatti le stazioni L-CNG da poche unità sono arrivate a più di 80, quasi tutte al Nord con tre virtuose eccezioni in Puglia, Campania e Sicilia.

La tipologia di stazione L-CNG consente di riceve metano liquido  tramite autocisterna,  stoccarlo in un serbatoio criogenico dal quale viene poi prelevato in forma liquida per rifornire i camion con serbatoio criogenico attrezzati per il trasporto pesante  oppure in forma gassosa (CNG) compressa per le autovetture ed i mezzi leggeri.

Molte importanti organizzazioni logistiche stanno riconvertendo le proprie flotte di TIR all’alimentazione con gas liquido, che garantisce stessa autonomia del gasolio e maggiore remunerazione: sono più di 2500 i mezzi pesanti nuovi o riconvertiti a questo carburante.

Finora le autocisterne che riforniscono il metano liquido sono costrette ad andare a Marsiglia e/o Barcellona a caricarlo dai terminal esistenti, oppure da Rotterdam tramite ISOTANK ferroviari.

Infatti in Italia tale operazione non è possibile  e tale situazione rimarrà fino alla fine del 2021 in cui si prevede l’entrata in esercizio del terminal/deposito GNL  a Ravenna del gruppo Pir (famiglia Ottolenghi) e di Edison.

Ma l’effervescenza del metano liquido e quindi del potenziale biometano in forma liquida si è spostata sul fronte dei “technology provider” , “high-tech” ed innovativi: alcune aziende italiane stanno installando i primi micro o nanoliquefattori in campo proprio presso aziende agricole. Si dovrebbe parlare più correttamente di nanoliquefazione poiché le taglie produttiva di nostro interesse sono per lo più sotto 10 tonnellate al giorno.

Tra Torino, il Veneto  e la Lombardia (le province di Bergamo, Brescia, Lodi e Pavia) si assiste infatti ad un fiorire di iniziative da parte di imprenditori agricoli “pionieri ed illuminati” in corso ed in fase di progetto.

Tra i numerosi argomenti con conseguenti adempimenti che devono essere affrontati per pianificare l’investimento del “biometano fatto bene” vorremmo in definitiva segnalare i seguenti:

– definizione della dieta agrozootecnica del biodigestore (se agricolo) anche in funzione della possibilità di utilizzo di mais di secondo raccolto e della percentuale di riconversione dalla tradizionale produzione di energia elettrica per massimizzare il ritorno dell’investimento in regime incentivante;

– definizione delle caratteristiche  del biodigestore (se da rifiuti) e della organizzazione del conferimento/acquisto dei substrati di alimentazione e dell’utilizzo del digestato  per massimizzare il ritorno dell’investimento in regime incentivante;

–  certificazione del biometano in termini di sostenibilità ambientale (calcolo della riduzione di emissione di CO2. rispetto al carburante fossile) come richiesto dal decreto vigente e dalle direttive europee per i bioliquidi ed i biocarburanti  con riferimento particolare alla direttiva RED I ed il prossimo anno alla RED II, per quanto concerne la metodologia di calcolo;

– valutazione dell’opzione di micro/nanoliquefazione e della configurazione ottimale (immissione in rete e successiva liquefazione “virtuale” da rete oppure liquefazione del biometano gassoso) ;

ed in particolare quindi per il biometano liquido

– scelta della tecnologia e del fornitore dell’impianto di micro/nanoliquefazione più adatti all’investimento da fare (soluzione separata a valle dell’upgrading del biogas oppure eventuale opzione della soluzione integrata upgrading+liquefazione);

– definizione della filiera in particolare la parte “downstream” rispetto all’impianto che comprende gli accordi commerciali con i trader e/o gli autotrasportatori e/o con i gestori delle stazioni di servizio clienti; – preparazione della documentazione autorizzativa per i vigili del fuoco completa di tutte le richieste dal punto di vista della sicurezza che inevitabilmente complicano la realizzazione impiantistica

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